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CASTELLO ARAGONESE RENDE

cenno storico

Fondato in epoca normanno-sveva a difesa della valle sinistra del Crati, non ha conservato tracce di quel periodo. L’attuale impianto e il carattere architettonico sono aragonesi. La data sul portale 1495 segna la radicale ricostruzione aragonese (1442-1507) la  fortezza fu trasformata in residenza in analogia stilistica ai castelli coevi di Puglia.

Nel Medioevo Rende era sotto la giurisdizione del vescovo-conte di Cosenza  e  costituiva tappa nel percorso fino a  San Lucido per imbarcarsi per Roma “ad sacra limina”, e perciò continuamente rivendicata.

Due lapidi tufacee in latino nel cortile del castello ricordano che Pietro Ruffo conte di Catanzaro, comandante militare  di Carlo I d’Angiò qui raggruppò dal territorio di Rende mille armati per  unirsi alle truppe francesi contro Manfredi: “ da qui partirono mille uomini a prendere le armi contro Manfredi” l’altra “O rendesi la vostra fedeltà è nota al reggente Pietro (Ruffo)”. Dal cestello di Rende nel 1266 il conte Ruffo guidò l’armata a Benevento dove Manfredi, rivendicando i diritti normanni-svevi sull’Italia meridionale, morì in battaglia, il suo corpo fu esumato e portato fuori dalla terra consacrata degli Stati della Chiesa in quanto scomunicato, dal vescovo di Cosenza Bartolomeo Pignatelli a candele spente e capovolte: “Se ‘l pastor di Cosenza, che a la caccia di me fu messo per Clemente allora, avesse in Dio ben letta questa faccia ….” (Dante Purgatorio canto terzo vv. 121 e ss.).

Nel 1391 Carlo Ruffo  conte di Montalto occupa Rende per unificare il sistema difensivo verso il Tirreno.  Nel  1442  Alfonso d’Aragona detto il Magnanimo concede Rende a Giovanni della Noce il quale aderì alla ribellione al governo aragonese del marchese di Crotone Antonio Centelles, il re pertanto  nel 1445 concesse la diede al genovese Barnaba Adorno dopo la revoca al Della Noce. Nel 1422 il giovane Francesco Sforza futuro duca di Milano comandante delle truppe angioine in Calabria, abbandonato dai suoi capitani, si rinchiuse nel castello di Rende in attesa dei  rinforzi, qui fu assediato per due settimane dalle truppe aragonesi accampati ad Arcavacata fino al sopraggiungere di Micheletto Attendolo Sforza che permise a Francesco Sforza di lasciare il castello. Nel 1445 moriva Covella Ruffo contessa di Montalto questo feudo passava al figlio Marino Marzano d’Aragona duca di Sessa e nel 1505 al duca Ferdinando d’Aragona (figlio naturale di re Ferrante), al quale successe il figlio Antonio che sposa Ippolita della Rovere e quindi ai Moncada d’Aragona.

Ferrante I d’Aragona concede la castellania di Rende a Margherita Ruffo di Poitiers contessa di Catanzaro.  Nel 1528 gli  Adorno si estinguono e il feudo tornò alla corona nel 1528, nello stesso anno Rende venne occupata da Alfonso Sanseverino duca di Somma filofrancese che già nel 1529 riparò in Francia. Nel 1532 Carlo V concede Rende a Ferdinando de Alarcon marchese della Valle Siciliana (in Abruzzo) che intraprese lavori alle fortificazioni di Rende in particolare il c.d. paramuro sul vallone verso Castrolibero. La figlia Isabella  sposò Pietro Gonzales de Mendoza, dando origine al casato Alarcon de Mendoza marchesi di Rende dal 1532 al 1823, per quasi tre secoli la famiglia abitava tra Rende, Fiumefreddo  e Napoli alla Riviera di Chiaia. Beatrice Alarcon de Mendoza  sposa nel 1764 Giuseppe Caracciolo di Torella e con lei si estinse la famiglia nel 1823. Giuseppe Caracciolo chiese al Re di concedere il titolo di Rende a sua figlia Angelica Caracciolo sposata nel 1836 a Giovanni Siciliano patrizio di Giovinazzo, ai Siciliano passò il titolo di marchese di Rende in aggiunta a quello  di conte palatino avuto nel 1707 per concessione di  Baldassarre Odescalchi  principe del Sacro Romano Impero con il diritto di esercitare la Comitiva major, titolo confermato da Ferdinando IV. Dagli inizi dell‘800 Giuseppe Zagarese e sua moglie Chiara Miceli dei baroni di Serradileo abitavano nel castello e lo detenevano a garanzia di un credito di 5000 ducati nei confronti della marchesa Beatrice. Giuseppe Zagarese morì intestato nel castello il 24 gennaio 1818 e si procedette all’inventario di tutti gli arredi, già il 2 gennaio 1818 Salvatore Madgalone aveva acquistato a Napoli il castello dalla marchesa  con  tutti gli arredi per 8.500 ducati sostituendosi ai creditori e restituendo nel 1819 a Chiara Miceli di Serradileo Zagarese 5.875 ducati comprensivi degli  interessi, così i Magdalone si trasferirono nel castello e nel cortile a fianco dello stemma  Alarcon de Mendoza affissero quello dei Magdalone. Nel 1854 un grave terremoto fece crollare parte del castello e vi morì Marco Magdalone, la di lui vedova Caterina Morelli morta nel 1856 lo offrì in vendita al Comune per 150.000 lire ritornando ad abitare nell’avito palazzo Miceli-Magdalone poi Bucarelli oggi sede del Museo della Ceramica di Calabria, il figlio Giovanni Magdalone sposò la cugina Marietta Morelli che rimase senza discendenza e il patrimonio passò al ramo Magdalone di Cosenza che ritornò a Rende.  Nei primi del ‘900 il castello risultava in possesso delle suore che ne detenevano un asilo con il sostegno di Carmela Zagarese vedova di Luigi Magdalone.

Dal  1922  al 2011 il castello è stato sede del Municipio di Rende e ne fu pesantemente rimaneggiato per essere adattato ad uffici.  Dal 2014 è sede del Museo di Arte Contemporanea costituito totalmente con donazioni di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona e dalla generosità degli artisti